Qui ho trovato non solo un tetto, ma persone che mi hanno ascoltata davvero. Passo dopo passo ho ricostruito la mia autonomia e oggi guardo al futuro con fiducia.
Il percorso di inserimento lavorativo mi ha dato competenze concrete e, soprattutto, la possibilità di rimettermi in gioco. Non mi sono mai sentito un numero.
Fare volontariato qui mi ha cambiata. Vedere le persone riprendere in mano la propria vita è la ricompensa più grande.
L'accoglienza per me e mio figlio è stata un nuovo inizio. Un ambiente sereno e protetto dove tornare a sorridere.
ecosistema di partnership
aiutaci a fare la differenza
contribuisci a modo tuo: un gesto, la presenza, una scelta di vita
Nella settimana del 14 settembre riparte il progetto dedicato all’integrazione socio-lavorativa e abitativa dei cittadini extra UE regolarmente soggiornanti e residenti a Roma Capitale.
Le tre linee d'intervento:
ORIENTARE --> Orientamento servizi; assistenza disbrigo pratiche; supporto documentale; informazioni.
FORMARE --> Formazione; tirocini; orientamento; autoimprenditorialità; inserimento lavorativo
ABITARE --> Agenzia Casa; formazione e Consulenza legale; contributi affitto e bonus arredi; abitare assistito
Per maggiori informazioni: www.meteinclusioneurbana.it
Generale
giugno 20262 min
R.A.D.I.C.I
Nasce R.A.D.I.C.I, il Polo Civico del 14° Municipio, una rete nata dalle associazioni del nostro territorio: Intersos Lab srl - Impresa sociale; PeopleTakeCare APS; Forum Terzo Settore Lazio APS; Edulentamente APS; APS Linearmente; Imprenditivamente APS; Atelier del possibile APS; Giovani Soluzioni APS.
Cosa significa R.A.D.I.C.I. ? È la sintesi dei nostri sei pilastri fondamentali: Relazioni: la base di ogni cooperazione.
Azione: il motore del cambiamento territoriale.
Democrazia: la centralità della partecipazione civica. Inclusione: l'accesso e la valorizzazione di ogni realtà e persona.
Comunità: la nostra identità e il nostro fine.
Impatto: il valore sociale che vogliamo generare.
Il nostro cammino parte da qui: radici forti per una comunità che fiorisce.
Generale
maggio 20262 min
InControCulture
Nel marzo 2025, la Rete Migranti del Municipio XIV ha dato vita alla prima edizione di InControCulture nell’ambito della settimana contro la discriminazione razziale per celebrare il 21 marzo che è la Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale. Tale esperienza si è sviluppata grazie al tavolo territoriale che riunisce istituzioni, enti del terzo settore e realtà locali impegnate sui temi dell’inclusione e dell’intercultura. A seguito dei risultati positivi conseguiti, PeopleTakeCare-APS ha proseguito il proprio coinvolgimento nella Rete Migranti, partecipando attivamente alle attività di co-progettazione della seconda edizione di InControCulture 2026.
L’edizione 2026 di InControCulture ha previsto la realizzazione di tre giornate di eventi (21, 22 marzo e 25 maggio 2026), articolate in attività artistiche, culturali e ludico-educative, tutte a partecipazione gratuita.
21 e 22 marzo 2026 – Eventi al Parco Dominique Green (Primavalle) Le prime due giornate si sono svolte presso il Parco Dominique Green, nel quartiere Primavalle, e sono state dedicate a una ricca programmazione di iniziative aperte alla cittadinanza.
25 maggio 2026 – Marcia della Pace e attività con le scuole Hanno partecipato alla marcia e alle attività oltre 300 studenti e studentesse, che sono partiti dai rispettivi istituti scolastici per dar vita alla Marcia della Pace, raggiungendo insieme la sede del Municipio Roma XIV.
Trasparenza
gennaio 20262 min
Bilancio 2025: la trasparenza al centro
Pubblicato il bilancio annuale 2025. Scopri come abbiamo utilizzato le donazioni ricevute.
Generale
settembre 20252 min
Educazione sessuo-affettiva nelle scuole: il Terzo Settore come acceleratore del cambiamento e motore di inclusione.
Settembre è il mese della Salute Sessuale e PeopleTakeCare-APS ha partecipato lo scorso 16 settembre all’Assemblea Pubblica “L’Educazione Sessuale nella Scuola Pubblica: una decisione non più rinviabile”, promossa dalla Senatrice Alessandra Maiorino.
L’incontro è stato un’occasione preziosa per il confronto tra istituzioni, Terzo Settore, professionistə e cittadinanza su un tema che viene troppo spesso svalutato da parte di alcune classi dirigenti. Come Associazione di Promozione Sociale, che lavora ogni giorno al fianco di donne, minori e persone con disabilità, vogliamo attenzionare la questione, affermando con forza che l’educazione sessuo-affettiva è un Diritto Umano fondamentale nonché un tema di Salute Pubblica, perché riguarda corpo, mente e relazioni, di ciascunə e a prescindere da identità, orientamento di genere, religione e provenienza.
I dati parlano chiaro:
La sextortion e la diffusione non consensuale di materiale intimo iniziano già dagli 8 anni (ISTAT)
Il 45% delle vittime di reati sessuali ha tra i 14 e i 17 anni
Il 68,5% dellə ragazzə tra 11 e 19 anni ha subito almeno un comportamento aggressivo o discriminatorio nell’ultimo anno. In particolare, un caso di bullismo su tre ha matrice omolesbobitransfobica e lə studentə con disabilità sono in media 3 volte più a rischio di chi non ha una disabilità.
Questi dati ribadiscono ciò che da anni è chiesto a gran voce: avviare un percorso strutturato di educazione sessuo-affettiva nelle scuole pubbliche. Un percorso che, come suggerisce il titolo dell’Assemblea Pubblica, non può più essere rinviato. Come ben sottolineato dal Prof. Fabrizio Quattrini durante il suo intervento: “sessualità non è solo ‘parlare di sesso’”, ma è prendersi cura delle nuove generazioni, includendo la sfera affettiva e relazionale. Educare alle emozioni, alle relazioni e all’affettività in chiave inclusiva e intersezionale significa insegnare il rispetto delle identità altrui e propria, il consenso e la convivenza civile tra pari, prevenendo bullismo, molestie e violenze di genere e violenza sessuale.
Linee guida per un’educazione sessuo-affettiva efficace
Sosteniamo quanto emerso all’Assemblea Pubblica del 16 settembre dai professionisti Fabrizio Quattrini (Professore dell’Università degli Studi dell’Aquila, Psicologo, Psicoterapeuta e Sessuologo), Barbara Centrone (Dottoranda in pedagogia dell’Università degli Studi Roma Tre) e Gisella Trincas (Presidente dell’UNASAM) e sintetizziamo come segue.
L’educazione sessuo-affettiva deve:
Partire dalle scuole primarie fino al termine dell’obbligo scolastico, non limitandosi a interventi sporadici, ma configurandosi come percorso culturale continuo – uno spazio di riflessione e crescita, non una materia con voti e giudizi – che coinvolge professionistə espertə di sessuologia e psicologia.
Formare anche la classe docente, affinché conosca e sappia affrontare la complessità di realtà diverse da ciò che la società considera “la norma”, come quelle della comunità LGBTQIA+, delle persone con disabilità e delle persone con disagio psicologico. La mancanza di ri-adattamenti culturali e strumenti formativi, unita ai pregiudizi e all’impreparazione di istituzioni, classi dirigenti e figure educative, contribuisce in maniera significativa ad alimentare il problema.
Il contributo del Terzo Settore
Il Terzo Settore può (e deve) avere un ruolo cruciale: mediare il dialogo tra le generazioni, esigere riforme, facilitare il cambiamento culturale e sociale, rappresentare un ponte tra bisogni reali e risposte istituzionali per rendere l’educazione sessuo-affettiva un diritto garantito a tuttə. Come?
Fare advocacy portando dati, esperienze e proposte concrete ai tavoli istituzionali
Costruire alleanze tra associazioni, scuole, famiglie, studenti e comunità locali
Dare voce alle persone “marginalizzate”, come quelle con disabilità o che vivono in condizioni di disagio psicologico
Generale
gennaio 20252 min
Il linguaggio come atto di cura: la responsabilità comunicativa nel Terzo Settore
Spiegare cosa sia il linguaggio attraverso una definizione univoca, rappresenta una delle questioni più complesse e sfuggenti nella letteratura sull’argomento.
Ciò che è evidente in questo contesto è che il linguaggio non si riduce a semplice strumento comunicativo o riflesso della realtà: come teorizzato dall’ipotesi Sapir-Whorf e dai numerosi studi che ne hanno approfondito gli assunti, il linguaggio incide profondamente sulla percezione della realtà da parte dell’individuo, influenzando l’organizzazione del pensiero e il modo in cui l’esperienza viene significata.
Secondo tale prospettiva, dunque, il linguaggio non si limita a rappresentare la realtà, ma contribuisce attivamente alla sua costruzione: le parole veicolano visioni del mondo, consolidano o mettono in discussione norme sociali, regolano le relazioni tra esseri umani.
- L’importanza dell’uso consapevole del linguaggio nel Terzo Settore
Se il linguaggio può farsi strumento di trasformazione della realtà, nel contesto sociale e relazionale — fulcro dell’azione del Terzo Settore — le scelte linguistiche quotidiane assumono un valore etico profondo.
Le parole che utilizziamo, consapevolmente o meno, veicolano la nostra visione dell’Altra/o e modellano, consequenzialmente, dinamiche di riconoscimento, inclusione ed esclusione. Appare evidente come tale dimensione assuma una valenza particolarmente significativa all’interno del Terzo Settore, che opera a contatto con persone in condizioni di vulnerabilità o marginalità sociale — come persone con disabilità, famiglie in difficoltà, donne vittime o sopravvissute a violenza, persone migranti o appartenenti alla comunità LGBTQIA+.
Qui il linguaggio non può essere considerato neutro, bensì un atto concreto di cura, attraverso cui generare rispetto, abbattere stereotipi e costruire spazi e tempi autenticamente accoglienti.
Secondo questa linea interpretativa, il Terzo Settore è chiamato a un uso consapevole e responsabile del linguaggio, che gli consenta di assumere un ruolo di guida all’interno della società. Attraverso pratiche comunicative basate sull’ascolto e sull’inclusività, le organizzazioni no profit possono affermarsi come modelli di riferimento e promotori di una cultura della cura e della giustizia sociale, capaci di orientare il discorso pubblico verso forme di convivenza più eque, consapevoli e trasformative.
Brevi linee guida per un uso consapevole del linguaggio
Adottare un linguaggio rispettoso e veicolo di cura rappresenta una responsabilità impegnativa, ma al contempo necessaria. È imprescindibile riconoscere, in primis, alcuni assunti fondamentali: la perfezione è irraggiungibile ed errori o difficoltà sono parte integrante del processo. Ciò che conta è mantenere un atteggiamento costante di rispetto e sensibilità verso l’Altro/a, fondato su ascolto e disponibilità: disponibilità ad apprendere, a rivedere le proprie pratiche comunicative, a richiedere chiarimenti e a riconoscere gli errori, nonché, soprattutto, a fare spazio all’esperienza diretta di chi vive condizioni di marginalità o svantaggio.
Un approccio al “linguaggio di cura”, inoltre, implica un impegno costante, che include aggiornamento continuo, approfondimento critico e confronto con le realtà dell’attivismo intersezionale e del pensiero critico. Ciò favorisce lo sviluppo di una “alfabetizzazione emotiva e sociale” in grado di distinguere linguaggi inclusivi da quelli escludenti, parole lesive da quelle riparative.
Di seguito si propongono alcune formule linguistiche meno escludenti, intese come punto di partenza e stimolo alla riflessione. Tali espressioni riguardano in particolare le persone di cui, come Associazione di Promozione Sociale, ci occupiamo quotidianamente: donne in condizioni di svantaggio, persone migranti, persone con disabilità, persone con piccoli procedimenti penali e persone LGBTQIA+.
Invece di: persona di colore, “n word”
Preferire: persona nera
La definizione “persona nera” è corretta e rivendicata da molte persone appartenenti a comunità afrodiscendenti. Evita formulazioni vaghe o offensive e riconosce l’identità razziale come elemento anche politico e sociale.
Invece di: zing*ro
Preferire: persona rom, persona sinti, persona appartenente alla comunità romaní
È importante utilizzare l’autodenominazione riconosciuta dalle comunità stesse. Il termine “zing*ro”, oltre a essere storicamente connotato da stereotipi e discriminazioni, veicola un’immagine stigmatizzante. Usare il nome corretto delle comunità è una forma essenziale di rispetto.
Invece di: disabile, portatore di handicap, diversamente abile, handicappato, persona affetta da…, persona speciale
Preferire: persona con disabilità
È una formulazione centrata sulla persona, rispettosa e riconosciuta anche dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. È possibile specificare il tipo di disabilità (motoria, sensoriale, cognitiva, ecc.) solo se strettamente rilevante e nel rispetto della persona.
Invece di: normodotato
Preferire: persona senza disabilità, persona che non ha una disabilità
Il termine “normodotato” suggerisce un’idea di normalità contrapposta alla disabilità. È preferibile un linguaggio neutro che non stabilisca gerarchie implicite.
Invece di: gay, omosessuale, trans ecc. usati come sostantivi
Preferire: persona gay, persona lesbica, persona transgender
È importante usare aggettivi qualificativi, e non sostantivi, per evitare la riduzione dell’identità alla sola dimensione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.
Invece di: persona che ha cambiato sesso, “prima era donna/uomo”, “nato uomo” o “nata donna”, “uomo nel corpo di una donna” o “donna nel corpo di un uomo”…
Preferire: persona transgender, persona che vive un percorso di affermazione di genere
Si tratta di un linguaggio che rispetta il vissuto della persona e il suo diritto all’autodeterminazione, evitando narrazioni patologizzanti o invadenti. È fondamentale ricordare di non utilizzare mai il “dead name”, ossia il nome assegnato alla nascita ma non più riconosciuto dalla persona, poiché farlo rappresenta una forma di negazione dell’identità e può causare disagio e esclusione.
Invece di: scelte di orientamento, gusto sessuale, preferenze sessuali
Preferire: orientamento sessuale
L’orientamento sessuale non è una scelta né una preferenza, ma una dimensione identitaria.
Invece di: non è né uomo né donna, indefinita/o, confusa/o…
Preferire: identità di genere non binaria, persona non binaria
Le identità di genere non binarie esistono e vanno riconosciute come legittime, senza ricorrere a definizioni svalutanti o scorrette.
Acronimo LGBTQIA+ e principali identità correlate
L’acronimo LGBTQIA+ comprende una varietà di identità sessuali, affettive e di genere non conformi alla norma eterosessuale e cisgender. Di seguito una sintesi dei principali termini, utile per promuovere una comunicazione più consapevole e inclusiva. Pur non esaustiva, questa panoramica intende favorire una maggiore alfabetizzazione sulle diversità identitarie. Il linguaggio come atto di cura: etica e responsabilità comunicativa nel Terzo Settore.
L – Lesbica: persona di genere femminile attratta emotivamente e/o sessualmente dal genere femminile.
G – Gay: persona di genere maschile attratta emotivamente e/o sessualmente dal genere maschile; in alcuni contesti usato in senso più ampio per indicare persone omosessuali.
B – Bisessuale: persona attratta emotivamente e/o sessualmente dai generi maschile e femminile.
T – Transgender: persona la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita.
Q – Queer: termine ombrello che raccoglie identità non conformi alle norme dominanti su genere e sessualità; storicamente stigmatizzante, è stato rivendicato dalle persone appartenenti alla comunità queer in chiave politica e inclusiva.
I – Intersessuale: persona nata con caratteristiche sessuali (cromosomi, genitali, ormoni) che non rientrano nelle classificazioni binarie di “maschio” o “femmina”.
A – Asessuale: persona che non prova attrazione sessuale;
o Alleata/o: persona che, pur non appartenendo alla comunità, ne sostiene attivamente i diritti.
Il simbolo “+” – indica l’inclusione di tutte le identità di genere e orientamenti sessuali non esplicitamente nominati nelle lettere principali. Rappresenta un’apertura verso la complessità e fluidità delle esperienze identitarie, evitando una catalogazione rigida.
Accanto a queste definizioni, esistono altre identità significative:
Non binario/a: termine ombrello che descrive identità di genere che non si riconoscono nel binarismo uomo/donna. Include persone genderqueer, genderfluid, agender e altre identità non conformi.
Pansessuale: persona attratta dalle persone, indipendentemente dal loro genere.
Demisessuale: persona che prova attrazione sessuale solo in presenza di una forte connessione emotiva.
In conclusione, adottare un linguaggio consapevole all’interno del Terzo Settore non rappresenta soltanto una buona prassi comunicativa, ma un autentico atto di cura: verso l’Altra/o, verso le relazioni e verso lo spazio sociale condiviso. In quanto strumento generativo di senso e riconoscimento, il linguaggio implica una responsabilità etica profonda, in particolare nei contesti che si prendono cura della vulnerabilità umana. Coltivare un uso riflessivo e rispettoso delle parole significa, dunque, contribuire alla costruzione di un immaginario collettivo più giusto, inclusivo e trasformativo.
A cura di Martina Durastante
con la supervisione di Altea Del Grosso
Generale
giugno 20242 min
La violenza di genere e le strutture di aiuto
1) Che cos’è la violenza di genere? “Con l’espressione violenza di genere si indicano tutte quelle forme di violenza da quella psicologica e fisica a quella sessuale, dagli atti persecutori del cosiddetto stalking allo stupro, fino al femminicidio, che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso.”
La violenza può manifestarisi come: • Violenza sessuale; • Violenza economica; • Violenza psicologica; • Violenza fisica; • Violenza spirituale; • Stalking.
Questo tipo di violenza è presente in tutti gli ambiti e le parti del mondo, senza distinzione di etnia, religione, cultura, orientamento sessuale o classe sociale (è trasversale). Gli atti di violenza sono presenti in tutte le sfere della vita sociale, come la famiglia, lo Stato, le istituzioni scolastiche, i luoghi di culto o i luoghi di lavoro (è sistemica).
La violenza di genere include, oltre la discriminazione contro le donne, anche quella contro gli uomini e la comunità LGBTQIA+, il sessismo, la misoginia, la misandria e l’omotransfobia. La violenza di genere non riguarda solo le donne, ma riguarda anche la Comunità LGTBQIA+ (persone omosessuali, bisessuali, transessuali, asessuate ecc.). Chi fa parte della Comunità LGTBQIA+ si trova ad essere spesso bersaglio di violenze, poiché non rientra nella convenzione classica di genere. Le violenze subite sono bullismo, violenza psicologica e fisica, discriminazione sociale sul posto di lavoro e totale invisibilità nel processo decisionale pubblico e politico.
3) Come può essere contrastata? In ambito nazionale, internazionale ed europeo, sono numerosi gli interventi indicati contro la violenza di genere, tra questi è ampiamente suggerito di: • Portare avanti azioni di sensibilizzazione culturale, volte a promuovere una maggiore consapevolezza dei diritti, della parità di genere, e delle varie forme di violenza, mediante campagne e programmi appositi, realizzati da istituzioni pubbliche, private e associazioni; • Rafforzare l’educazione a scuola e nelle altre agenzie educative, contro la violenza in ogni sua forma e genere; • Sensibilizzare i mass media sul ruolo della comunicazione e della pubblicità rispetto agli stereotipi di genere e al sessismo; • Aumentare il tempestivo riconoscimento dei primi campanelli d’allarme, da parte di operator3, sia del settore pubblico che privato, su episodi di violenza di genere.
4) Cosa sono i CAV (centri antiviolenza)? I centri antiviolenza svolgono attività di consulenza psicologica e legale, sostegno, formazione, promozione, sensibilizzazione e prevenzione, orientamento e accompagnamento al lavoro a favore di soggettività che hanno subito violenza. All’interno dei CAV sono presenti operatrici qualificate, che dopo un primo contatto telefonico possono fissare colloqui individuali per approfondire la situazione e studiare un percorso personalizzato di superamento del trauma. In questi centri sono forniti gratuitamente, infatti, molti strumenti utili (psicologici, legali, etc..) per poter uscire e liberarsi dalle violenze subite. Poi, a seconda del tipo di percorso intrapreso da ciascuna donna, colei che è sopravvissuta a violenza può entrare presso una delle strutture residenziali o semi-residenziali sul territorio (case famiglia, case rifugio, comunità alloggio ecc.) adibite ad accoglierle per i primi mesi. Le comunità alloggio di PeopleTakeCare-APS, Comunità Donna “DON ORIONE – CAMILLUCCIA” e Comunità Donna “DON ORIONE – CASSIA” ne sono un esempio.
Se sei vittima di violenze, o conosci qualcuno che le sta subendo, puoi contattare gratuitamente e h24 il numero nazionale antiviolenza donna 1522.
Generale
marzo 20242 min
Il volontariato come inclusione sociale
- Che cos’è il volontariato? L’attività di volontariato è il contributo prestato dallǝ volontariə, tramite l’organizzazione di cui fa parte, senza fini di lucro ma per ragioni sociali come la solidarietà, la giustizia sociale, l’altruismo o la filantropia.
- Cosa sono le Organizzazioni di Volontariato (ODV)? Le ODV sono enti del Terzo Settore, costituite come associazioni riconosciute o non riconosciute, istituite per lo svolgimento di una o più attività a scopo benefico, per le quali ci si avvale in modo prevalente dell’opera e aiuto dellɜ volontarɜ associatɜ.
-Solo le ODV accolgono volontarɜ? No, anche altre organizzazioni no-profit, come per es. le APS (Associazioni di Promozione Sociale), le cooperative sociali e le società di mutuo soccorso possono accogliere e coordinare volontariɜ. Quest’ultimɜ sono solitamente formatɜ e orientatɜ per svolgere una o più attività volte al raggiungimento di uno o più obiettivi dell’organizzazione, coerenti con la Vision e la Mission della stessa.
-Chi è lǝ volontariə? Lə volontariə è una persona che per sua libera scelta svolge attività benefiche per la comunità, senza scopo di lucro. Lə volontariə può esercitare l’attività sia in maniera autonoma e occasionale, sia affidandosi ad un ente del terzo settore, ed in questo caso deve registrarsi in un apposito registro fornito dall’ente.
-Perché il volontariato è un importante strumento di inclusione? L’attività di volontariato non solo offre un aiuto e un sostegno ai soggettɜ fragilɜ, ma è anche un utile strumento di contrasto al disagio e all’esclusione di una grande fetta di comunità Il volontariato combatte infatti fenomeni come la povertà, le fragilità di alcuni contesti familiari, le disabilità, le discriminazioni, i maltrattamenti e gli abusi, aiutando chi li subisce ad uscire da queste situazioni. L’attività di volontariato aiuta le persone in condizioni di svantaggio a inserirsi nuovamente nella società, a trovare un lavoro, a concludere un percorso di studi, o semplicemente ad avere un pasto caldo e un luogo dove dormire.
-Quali sono i progetti di volontariato inclusivo posti in essere da PeopleTakeCare e a chi sono rivolti? L’Associazione di Promozione Sociale PeopleTakeCare si impegna attivamente nella promozione di attività di volontariato volte all’accoglienza e all’inclusione sociale, presso strutture o iniziative come: • Comunità Donna “Don Orione – Camilluccia” in zona Trionfale/Camilluccia; nella comunità alloggio che ospita 20 utenti tra mamme e minori in condizioni di fragilità; • Comunità Donna “Don Orione – Cassia” in zona Cassia/Giustiniana; nella comunità che ospita 20 utenti tra mamme e minori in condizioni di fragilità; • Uffici amministrativi, in zona Aurelio. In questi luoghi l3 volontar3 svolgono diverse attività di aiuto e supporto, importanti sia per gli utenti che per l’organizzazione in generale. Ricevono, inoltre, formazione e orientamento continui per lo svolgimento delle mansioni assegnate, utili per affacciarsi al mondo del lavoro e/o aggiornare le proprie competenze tecniche e trasversali. In comunità alloggio, per esempio, è possibile supportare lo staff nella gestione delle attività con i minori in condizioni di fragilità (es. aiuto nei compiti, attività ludico-ricreative), ma anche con le mamme (es. laboratori artistici e di cucina, cucito, corsi di lingua italiana o inglese etc.). L’attività di volontariato qui risulta essere molto importante, data la presenza di donne in situazioni di temporanea vulnerabilità. Qui PeopleTakeCare organizza e gestisce, per esempio, molte attività volte alla graduale (ri)conquista dell’autonomia personale da parte dellɜ utentɜ e al loro reinserimento nella comunità sociale attraverso il lavoro. Presso gli uffici amministrativi, invece, le mansioni sono più di carattere gestionale e non si entra a stretto contatto con l’utente. Qui le attività rientrano nei settori della comunicazione, del fundraising, dello sviluppo strategico, del videomaking, organizzazioni eventi, della gestione del volontariato ecc.
La partnership con Aiesec PeopleTakeCare si impegna continuamente a stabilire partnership con associazioni e organizzazioni volte al bene comune, l’ultima in questione è la convenzione con AIESEC, un’organizzazione che aiuterà PeopleTakeCare a ricevere volontarɜ internazionalɜ a sostegno delle iniziative e attività della nostra Associazione. AIESEC è un’organizzazione apolitica, indipendente e senza scopo di lucro gestita da studentɜ e neolaureatɜ di istituti di istruzione superiore, che mira a lanciare lavoratorə orientatə alla creazione di valore per la società. Questa partnership è molto importante per noi perché permetterà all’Associazione di raggiungere sempre di più gli obiettivi di impegno solidale e inclusione sociale, e di promuovere un senso di comunità più solidale, arricchendosi del contributo di individui proveniente da altri paesi.
Generale
dicembre 20232 min
METE DI IINCLUSIONE URBANA
Siamo felici di annunciare che PeopleTakeCare, La Nuova Arca (Capofila), Cooperativa Sociale KAIROS, Fondazione ARCHÈ ONLUS e L’accoglienza-SCS ONLUS si sono aggiudicate, in ATS (Associazione temporanea di scopo), l’avviso di Roma Capitale-Dipartimento Politiche Sociali e Salute per l’individuazione di Enti del Terzo Settore per la co-progettazione e realizzazione del progetto “Mete di inclusione urbana”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il progetto prevede la realizzazione di interventi d’inclusione di cittadini e cittadine di Paesi Terzi regolarmente soggiornanti nelle aree urbane a maggiore vulnerabilità sociale della capitale, anche al fine di valorizzare la costruzione della comunità territoriale. Per fare ciò, l’iniziativa si articolerà in 3 linee di attività: a) linea 1 “Promozione dell’inclusione socio-lavorativa di donne migranti”; b) linea 2 “Contrasto al disagio abitativo di cittadini/e di Paesi Terzi in aree urbane a maggiore vulnerabilità sociale”; c) linea 3 “Potenziamento Punti di accesso informativi”. I tavoli di coprogettazione con Roma Capitale si sono conclusi con successo, ora è solo questione di tempo per vedere prendere vita le varie attività progettuali sul territorio romano e oltre!
Mete di inclusione è anche stato prorogato per il 2025 e nel 2026 inizierà la seconda edizione!
Generale
novembre 20232 min
Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
La storia delle nostre ospiti è una storia che potrebbe svolgersi ovunque. E si svolge ovunque. Ovunque nel mondo quando governa una società patriarcale e il libero pensare delle donne non può manifestarsi. Ogni volta che l’amore diventa sinonimo di possesso e la volontà di una donna di porre fine ad una relazione non trova spazio. La Comunità Donna DON ORIONE è lo spazio dove trovare accoglienza e ascolto, dove poter costruire un progetto di vita differente per sé e per le proprie figlie.
𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐩𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞.
Generale
ottobre 20232 min
Una menzione speciale all'interno di ROMASETTE, inserto DELL’AVVENIRE
È stato pubblicato ieri un articolo sull’inserto RomaSette dell’ Avvenire. Tutt3 noi di PeopleTakeCare siamo felici che la Comunità Donna “DON ORIONE-CAMILLUCCIA”, ai suoi primi due anni di attività, sia stata citata nell’articolo insieme alle altre realtà sociali ed educative che animano il Don Orione.
Nell’articolo vengono menzionati i servizi e le attività volti a migliorare la qualità della vita di tutte quelle soggettività che si trovano in situazioni di fragilità e vulnerabilità, come le persone diversamente abili, l3 anzian3 e le donne in difficolta.
Nell’articolo Zdenka Rocco, Coordinatrice dei servizi residenziali e Responsabile di struttura Comunità Donna “DON ORIONE – CAMILLUCCIA”, informa che “attualmente ospitiamo e accompagniamo con progetti di reinserimento sociale, curati da un’equipe di 10 persone, 7 mamme e 11 bambini e ragazzi che hanno un’età compresa tra l’anno e mezzo e 16 anni”.
Infine, desideriamo soprattutto ringraziare la giornalista Michela Altoviti, autrice dell’articolo, per la disponibilità ad incontrarci e visitare il Centro Don Orione.
Vi invitiamo a leggere l’articolo in questione al seguente link (https://www.romasette.it/centro-don-orione-i-tanti-volti-della-carita/).
Accoglienza
settembre 20233 min
Accreditamento delle Comunità Donna ”DON ORIONE” CAMILLUCCIA E CASSIA
PeopleTakeCare comunica con orgoglio l’accreditamento e l’iscrizione delle due Comunità Donna “DON ORIONE” CAMILLUCCIA e CASSIA al Registro Cittadino delle Strutture Residenziali di Roma Capitale, Case Famiglia e Case Alloggio per Donne in Difficoltà anche con figli3 minori.
La nostra Associazione vuole ricordare che entrambe le Comunità hanno presentato istanza o già ottenuto l’accreditamento da parte del Comune di Ladispoli, Aprilia e Civitavecchia.
Continuiamo così a percorrere la nostra Mission, intraprendendo iniziative volte all’inclusione e all’accoglienza sociale in favore di persone in situazioni di fragilità.