26 Set
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Educazione sessuo-affettiva nelle scuole: il Terzo Settore come acceleratore del cambiamento e motore di inclusione.

Educazione sessuo-affettiva nelle scuole: il Terzo Settore come acceleratore del cambiamento e motore di inclusione.

Settembre è il mese della Salute Sessuale e PeopleTakeCare-APS ha partecipato lo scorso 16 settembre all’Assemblea Pubblica “L’Educazione Sessuale nella Scuola Pubblica: una decisione non più rinviabile”, promossa dalla Senatrice Alessandra Maiorino.

L’incontro è stato un’occasione preziosa per il confronto tra istituzioni, Terzo Settore, professionistə e cittadinanza su un tema che viene troppo spesso svalutato da parte di alcune classi dirigenti. Come Associazione di Promozione Sociale, che lavora ogni giorno al fianco di donne, minori e persone con disabilità, vogliamo attenzionare la questione, affermando con forza che l’educazione sessuo-affettiva è un Diritto Umano fondamentale nonché un tema di Salute Pubblica, perché riguarda corpo, mente e relazioni, di ciascunə e a prescindere da identità, orientamento di genere, religione e provenienza.

I dati parlano chiaro:

  • La sextortion e la diffusione non consensuale di materiale intimo iniziano già dagli 8 anni (ISTAT)
  • Il 45% delle vittime di reati sessuali ha tra i 14 e i 17 anni
  • Il 68,5% dellə ragazzə tra 11 e 19 anni ha subito almeno un comportamento aggressivo o discriminatorio nell’ultimo anno. In particolare, un caso di bullismo su tre ha matrice omolesbobitransfobica e lə studentə con disabilità sono in media 3 volte più a rischio di chi non ha una disabilità.

Questi dati ribadiscono ciò che da anni è chiesto a gran voce: avviare un percorso strutturato di educazione sessuo-affettiva nelle scuole pubbliche. Un percorso che, come suggerisce il titolo dell’Assemblea Pubblica, non può più essere rinviato. Come ben sottolineato dal Prof. Fabrizio Quattrini durante il suo intervento: “sessualità non è solo ‘parlare di sesso’”, ma è prendersi cura delle nuove generazioni, includendo la sfera affettiva e relazionale. Educare alle emozioni, alle relazioni e all’affettività in chiave inclusiva e intersezionale significa insegnare il rispetto delle identità altrui e propria, il consenso e la convivenza civile tra pari, prevenendo bullismo, molestie e violenze di genere e violenza sessuale.

Linee guida per un’educazione sessuo-affettiva efficace

Sosteniamo quanto emerso all’Assemblea Pubblica del 16 settembre dai professionisti Fabrizio Quattrini (Professore dell’Università degli Studi dell’Aquila, Psicologo, Psicoterapeuta e Sessuologo), Barbara Centrone (Dottoranda in pedagogia dell’Università degli Studi Roma Tre) e Gisella Trincas (Presidente dell’UNASAM) e sintetizziamo come segue.

L’educazione sessuo-affettiva deve:

Partire dalle scuole primarie fino al termine dell’obbligo scolastico, non limitandosi a interventi sporadici, ma configurandosi come percorso culturale continuo – uno spazio di riflessione e crescita, non una materia con voti e giudizi – che coinvolge professionistə espertə di sessuologia e psicologia.

Formare anche la classe docente, affinché conosca e sappia affrontare la complessità di realtà diverse da ciò che la società considera “la norma”, come quelle della comunità LGBTQIA+, delle persone con disabilità e delle persone con disagio psicologico. La mancanza di ri-adattamenti culturali e strumenti formativi, unita ai pregiudizi e all’impreparazione di istituzioni, classi dirigenti e figure educative, contribuisce in maniera significativa ad alimentare il problema.

Il contributo del Terzo Settore

Il Terzo Settore può (e deve) avere un ruolo cruciale: mediare il dialogo tra le generazioni, esigere riforme, facilitare il cambiamento culturale e sociale, rappresentare un ponte tra bisogni reali e risposte istituzionali per rendere l’educazione sessuo-affettiva un diritto garantito a tuttə. Come?

  • Fare advocacy portando dati, esperienze e proposte concrete ai tavoli istituzionali
  • Costruire alleanze tra associazioni, scuole, famiglie, studenti e comunità locali
  • Dare voce alle persone “marginalizzate”, come quelle con disabilità o che vivono in condizioni di disagio psicologico